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ZeroEmission 2008
Domani il convegno di Legambiente Per uscire dall’economia del petrolio Chimica Verde: una grande opportunità a rischio Fiera di Roma, h 10.00-13.30, Padiglione “Terra e Sole”, sala 5B Per uscire dall’economia del petrolio è il convegno che domani, sabato 4 ottobre, per la giornata di chiusura di ZeroEmission 2008, Legambiente organizza insieme all’associazione Chimica Verde bionet e al Progetto Interregionale No Food (alla Fiera di Roma Fiera di Roma, Padiglione “Terra e Sole”, sala 5B, dalle 10.00 alle 13.30). Il convegno intende fare il punto sui vincoli che frenano il decollo della chimica verde e dell’agricoltura non food in Italia e rappresentare un’occasione di confronto tra esponenti del governo, esperti del settore, imprese e Regioni, associazioni agricole e ambientaliste. “Quello della chimica verde è un settore che, di fatto, potrebbe contribuire concretamente all’uscita dalla dipendenza dal petrolio per la produzione di numerosi prodotti - dichiara Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente. A patto, però, che la normativa venga applicata. Abbiamo ottime leggi ma sino adesso non sono state applicate: per questo si rischia di perdere un'occasione straordinaria sia dal punto di vista ambientale che economico”.
Tra le questioni in sospeso, vi sono i decreti attuativi delle disposizioni sulle rinnovabili contenute nella Finanziaria 2008, che dovrebbero dare certezza sulla possibilità di ottenere gli incentivi dei Certificati verdi e del Conto Energia per chi cede alla rete nazionale energia elettrica da fonti rinnovabili. Nel caso delle agrienergie, in particolare, il ritardo comporta un’altra stagione agricola persa. E in questo modo continuano a essere rinviate due grandi opportunità: le maggiorazioni di incentivo per chi produce energia elettrica da piccoli impianti, al di sotto del megawatt di potenza, grazie all’estensione del Conto Energia a tutte le fonti rinnovabili (finora funzionava solo per la produzione di elettricità da fotovoltaico) e le maggiorazioni (30c/kWh) per chi garantisce un approvvigionamento di materia prima vegetale da filiera corta, entro i 70 km di distanza dall’impianto.
“Queste due disposizioni dovrebbero garantire che decolli finalmente nel nostro Paese una rete diffusa di piccoli impianti che diano un reale beneficio ambientale ed economico ai territori rurali - spiega Beppe Croce, responsabile agricoltura non food di Legambiente - evitando la costruzione di mega impianti alimentati da oli di dubbia provenienza e senza garanzia alcuna di effettivi benefici nella difesa della fertilità dei suoli e nella riduzione delle emissioni serra. Si tratta insomma di evitare che si ripeta la triste vicenda degli incentivi Cip6, quando la prima legge italiana sulle fonti rinnovabili in Italia è diventata pretesto per finanziare gestori di inceneritori e petrolieri”. Un’altra partita aperta è quella delle buste di plastica non biodegradabile, di cui la Finanziaria 2007 vieta la produzione a partire dal 2010. Anche in questo caso, manca il decreto attuativo che consentirebbe la costruzione della filiera alternativa. L’Italia aveva anticipato tutti ma adesso, se la situazione non si sblocca, rischia di essere sopravanzata da molti altri Paesi (Francia, Gran Bretagna) che dell'eliminazione dei sacchetti di plastica hanno fatto un obiettivo concreto. E rimane in generale da dirimere la destinazione finale delle bioplastiche, che stanno avendo un notevole sviluppo in Italia e in Europa per la sostituzione dei sacchetti di plastica nei supermercati e delle stoviglie usa e getta nella ristorazione collettiva. Il grande vantaggio ambientale delle bioplastiche è infatti la possibilità di destinarle direttamente al compostaggio insieme ai rifiuti organici, per ottenere un terriccio fertile, anziché cercare di separarle per mandarle al riciclaggio insieme alle plastiche tradizionali o peggio in discarica. Resta irrisolta, inoltre, la questione della legislazione italiana sulla canapa, che a differenza di altre normative europee (Germania, Francia in testa) ha frenato finora il recupero di questa coltura tipicamente italiana per usi non da droga, quali la fibra e in particolare l’olio da seme e da infiorescenze da cui si possono ricavare prodotti di notevole valore nutrizionale e per usi salutari e cosmetici. L’ufficio stampa 06 86268399 - 79 - 76 - 53 |
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